C’era una volta la città del Novecento. Si potrebbero descrivere i suoi mattoni e il cemento dei suoi muri, le sue torri e il dedalo delle sue fognature, le tortuose stradine dei suoi suggestivi “centri” e i viali anonimi delle sue periferie, gli ingorghi del suo traffico e le solitudini estive, ma, come diceva un vecchio saggio «non di questo è fatta la città», sibbene «delle relazioni tra le misure del suo spazio e gli avvenimenti del suo passato». Già il passato… La città del Novecento, come ogni città che l’ha preceduta, è, dunque, in essenza un precipitato di storia, un racconto. C’era una volta la città del Novecento…

Ma cosa ci racconta la città del secolo scorso? Ci racconta di acciaio, ferro e vetro, ci racconta di industrie e garage-officine, di strade ferrate e di fili sospesi, ci racconta di energie e lavori, e di un reticolato di edifici che si allarga a dismisura, perdendo finanche i margini del suo orizzonte? O forse ci racconta di persone, di figure comparse d’improvviso, ci racconta delle loro vicende e intrecci, venuti ad accrescere la lunga filiera della storia e delle storie di donne e uomini d’Occidente? O forse, infine, ci racconta di una fantasia generale, di un miraggio, dell’idea che “un bel dì saremo”… di un futuro recante in sé, allorché baluginato, già il seme della sua nostalgia: chissà se poi quelle buone illusioni novecentesche non erano più concrete della realtà che hanno consegnato, o magari chissà che non volessero donarci altro se non una debole fonte, cui però abbeverarsi per reimmaginare insieme un’altrettanto feconda fantasia.

Con una manciata di giorni, dal 21 al 29 gennaio, si dà cominciamento a un’altra quête che, partendo dalla narrazione in forma scenica dell’epopea dell’area industriale di viale Sigonio, storica sede dell’AEM ( Aziende Elettriche Municipalizzate), poi divenuta AMCM (Aziende Municipalizzate del Comune di Modena), sul  filo di un articolato percorso di ideazione collettiva chiamerà, nei prossimi due anni, l’intera città di Modena a raccontarsi, rievocando le vicende di spazi suggestivi come l’“officina centrale elettrica” o la “rimessa dei trams”. E tra le pieghe del romanzo delle municipalizzate modenesi sarà la stessa “storia grande” del Paese – dalle due tragiche guerre mondiali, alla ricostruzione e al boom economico, giù giù fino alle utopie della seconda Repubblica – a riflettersi e ritrovarsi dentro le cronache del capoluogo emiliano.

Claudio Longhi